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Rappresentare Moana o il politically other.
Nel Partito dell’Amore si rappresenta Moana Pozzi.
Compito specificamente politico del Partito dell’Amore è
continuare a rappresentare Moana e le persone come lei.
Caratteristica politica del Partito dell’Amore è
quella di essere stato rappresentato da Moana in due campagne
elettorali del 1992 e 1993.
Rappresentare Moana significa continuare a fare chiarezza su chi
e che cosa rappresenta Moana per tutti, per poi dire come si devono
rappresentare sia lei che il suo coro.
Rappresentare chi.
Moana, come già fu vero per Pasolini, rappresenta dall’intellettuale
al sottoproletario italiano: “Al raffinato e al sottoproletariato
spetta/ la stessa ordinazione gerarchica/ dei sentimenti: entrambi
fuori dalla storia,/ in un mondo che non ha altri varchi / che
verso il sesso e il cuore, / altra profondità che nei sensi.
/ In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.”
(da La religione del mio tempo, 1961).
Così è potuto accadere che non essendo Moana appartenuta
a nessun linguaggio di classe o genere espressivo o clan, un poco
di ciascun italiano sia finito per appartenerle e lei sia la Regina
di Tutti: dell’imprenditore, del disoccupato, dello studente,
della casalinga, della femminista, del transessuale, del rampante,
del carcerato, del prete, del grande presentatore, del pornografo,
del santone, del parente, del diseredato, del comico impegnato,
del biografo, del grande politico, della valletta e del valletto.
Lei rappresenta chi sta in alto e chi sta in basso, chi a destra
e chi a sinistra: ben piazzata all’estremo centro della
mega-polis, come al Cinema Centrale, quando guardavi Moana, e
solo se guardavi Moana, vedevi tutti.
Tanto per fare un esempio:
1) tutto il gossip che, dopo dieci anni di silenzio, si è
ripreso a fare su di lei, nonostante o a causa della sua scomparsa
(il mix micidiale e “stupefacente” di amoremorte);
2) i paria e i senza titolo che sono stati presi di peso e assoldati
con pochi spiccioli per evangelizzare le masse sul Moana-pensiero;
3) ma soprattutto, i potenti che aprono ai paria i loro ricchi
pulpiti mediatici nel bel mezzo dei loro ricchi mercati pubblicitari
(per continuare a realityzzare tutto il Reale);
sono la migliore dimostrazione della nostra tesi:
che Moana continua a rappresentare un nuovo “uomo medio”,
ovvero un nuovo totalitarismo nel bel mezzo di (e in contraddizione
con) una tanto laica quanto sterile epoca neo-borghese e anti-popolare,
in un medioevo ormai saturo di nonluoghi e nonpersone.
Come nel conflitto Roma/Mosca (la terza Roma) o in quello israelo-palestinese
o in quello terrorismo/Stato o in quello Aids/tumore (il primo
è transitivo e si prende, il secondo è intransitivo
e viene) o in quello Moana/Marilyn (sempre un’asimmetria
speculare, una cubatura del cerchio, una Moana al cubo dove la
terza Moana è l’altra, cioè quella
che rappresentiamo noi):
due diverse mediocrità ma in perfetta simmetria speculare,
che tendono fatalmente ad eliminarsi: o è vera l’una
o è vera l’altra, escludendo che siano false entrambe
perché non siamo nichilisti ma partigiani. E infatti parteggiamo
per l’altra Moana: pur sapendo che è il riflesso
di un’altra mediocrità, di un’altra pornografia,
crediamo che in lei c’è dell’altro.
Insomma, non c’è alcun dubbio e da parte di nessuno
che, insieme a Moana, soprattutto i nuovi diseredati e precari
(e noi del PdA con loro) debbano cominciare a riandare in Paradiso
(quello terreno dei socialdemocratici? Quello amerikano dei quindici
minuti di tv a testa? Il parádeisos francescano? Lo Janna
degli Shahid islamici?).
E nemmeno può più esserci dubbio, che se Moana tira
ancora, la persistenza della sua popolarità ponga perlomeno
due problemi:
1) quello del suo difficile arruolamento a-posteriori nella genealogia
di qualsivoglia delle attuali classi dirigenti italiane, in quanto
non esistono tracce di una sua organicità strutturale con
istituzioni politiche di vocazione governativa, tanto di quelle
laiche (ancora troppo borghesi per lei, troppo moderne e razionaliste
per non prendere sul serio che la sua caricatura protestante,
che è poi quella delle donne di sinistra urbanizzate
tipo sex and the city) quanto di quelle filo-ecclesiastiche
(ancora troppo mancanti di carità per poterselo permettere);
2) quello dell’imbarazzante segnale che, essendo Moana come
detto irriducibile ai correnti modelli dominanti, il suo gradimento
sociale diffuso sia un ennesimo capitolo della perdita di contatto
tra le elite sociali e la popolazione italiana.
Detto questo abbiamo anche spiegato perché l’anima
politica di Moana è quella meno trattata dai media italiani
(se non moralisticamente liquidata con il luogo comune di “Moana
sconfitta in politica”, come se il successo politico
ormai fosse legittimato solo dall’essersi intascati una
pensione da deputato, magari anche solo con una mezza legislatura):
perché allora il gradimento di Moana trasformerebbe di
nuovo il mansueto spettatore di tette-e-culi in un altro elettore
frustrato e apocalittico, pericoloso catto-comunista con pronta
la soluzione finale della Parusia, del tipo “Ha da tornà
Moana…”.
E così si spiega pure perché abbiamo sempre definito
Trash di Regime l’interpretazione di Moana come di
una Marilyn nostrana: perché contribuisce a disinnescare
il vero potenziale di Moana, sovrascrivendoci quello innocuo della
caricatura della diva dello spettacolo hollywoodiana (caratteristica
che in genere i cinefili e i pornologi vetero-trotskisti attribuiscono
misteriosamente a tutta la produzione pornografica, più
preoccupati di restituire alla loro “industria cinematografica”
una valenza politica già persa da quasi mezzo secolo piuttosto
che di valutare correttamente il valore politico che la pornografia
assume sempre più se analizzata all’esterno dell’orticello-cinema,
ovvero nel gran quadro completamente mutato che la comunicazione
audiovisiva svolge oggi, per esempio, nella propaganda della famigerata
“esportazione della democrazia” e nelle scelte di
vita di popoli con cui i pornografi e i loro neo-sostenitori fanno
i conti solo quando gli arrivano a casa a mezzo servizio o gli
ristrutturano l’appartamento).
Il problema è che chiunque oggi, nel dopo Torri Gemelle,
usa e diffonde l’immagine e la memoria di Moana, si prende
la responsabilità e il difficile compito di doverla adattare
alle mutate necessità della comunicazione e della propaganda
nel nuovissimo quadro della mondializzazione, e corre quindi il
rischio di darle un taglio molto politiko (per non dire,
a seconda del suo coraggio politico, di dare un pesante aggiustamento
censorio all’integrità storica del personaggio).
Per noi del PdA è proprio lì che sta il problema
politiko: nel fatto che la maggior parte di coloro che
si mettono oggi a quest’opera in realtà finiscono,
anche per la vicinanza storica e generazionale con Moana, per
rappresentare in vario grado la loro coscienza infelice (che è
quella dei maggiori media italiani nel loro complesso) rispetto
al fatto di non essere stati capaci di rappresentarla
degnamente quando era il momento, quando era viva e vegeta (e
che oggi la coprirebbero d’oro “per un bacio mai
dato”):
non il teatro ufficiale o d’avanguardia (salvo
Sylvano Bussotti, quando con Moana sfanculò la grande Biennale
di Venezia, dopo Carmelo Bene con il ciclo di Roberta, stasera
di Pierre Klossowsky); non il grande cinema (salvo
un Fellini molto tintobrassato e un Pasolini accoppato prima che
potesse realizzare il suo “Mega Porno Kolossal”, e
perciò assente giustificato); non la grande
tv (che l’ha coperta di ammiccanti censure profeticamente
bipartisan); non la grande politica italiana, che
ancora si vanta di averle dato il colpo di grazia (salvo il nostro
PdA, che l’ha portata faticosamente sulle schede elettorali
credendoci e raccogliendo i suoi 12.393 voti personali, altrimenti
cancellati pure quelli dal suo regesto e buttati nel cesso); non
i grandi pornografi (che ci hanno fatto i soldi, ostacolandola
e poi mollandola quando non ha voluto fare politika di scuderia
cioè di lobby); ed ultimi, ma emblematici di tutti gli
altri, non il grande popolo dei “fans del
porno”, maschi e femmine (che si sono fatti con Moana le
loro tresgressivissime pippe nelle loro tele-alcove segrete, ma
poi nel segreto dell’urna si sono ricomposti molto italicamente
e hanno votato chi gli dava i soldi per comprarsi le cassette
VHS, politikamente traditori non volendo dire puttane e
puttanieri piccolo-borghesi).
“Per un bacio mai dato”, dicevamo: quanto varrebbe
oggi una Moana viva per tutti i miopi ed incapaci “responsabili”
dei suddetti mass-media che hanno sfruttato al minimo la sua popolarità
(e i motivi politici di quella popolarità) e usandola sempre
come un jolly e mai come un asso (proprio come continuano a fare
oggi negli specials-senza-niente-di-speciale alla “sua”
memoria, veri oscar della banalità inconsapevole e dello
scopiazzato mal digerito)?
Ma Moana è morta, forse è stata politicamente ambiziosa
ma certamente era una donna d’onore.
Sappiamo di fare sempre i guasta-anniversario, ma si dà
il caso che l’ultima volta che Moana ha concesso, con puerile
candore, l’uso pubblico della sua immagine politica e anti-politica
(senza k e anti-italiana come quella di Pasolini) sia stato al
nostro modestissimo PdA. Invece, quando è morta, chissà
perché, ha sputato nel piatto del mercato e ha sottratto
la sua storia e la sua immagine ai mezzi di comunicazione di massa,
così come ha disposto la sottrazione delle sue spoglie
mortali all’idolatria e alla superstizione dei mercenari
dello “scoop” travestiti da compassionevoli agnelli
dell’Informazione (che con questa scusa hanno infatti creato
una copia trash and trailer di Moana, che si maneggia e
si manipola pure meglio, per vendicarsi, avvelenare la verità
e guadagnarci il doppio).
Anche per questo nella home di questo sito abbiamo messo
la testa della Pozzi nel pozzo. Perché sappiamo bene che
Moana è stata la nostra Salomè, con la differenza
che non ha venduto la nostra testa ad Erode. Anzi, che ci ha donato
la sua testa perché la mettessimo, come la luna della sacerdotessa
barbara Norma, sul fondo del pozzo di Internet, luogo buono per
continuare ad ossessionare il povero Erode, l’eterno collaborazionista
dell’Impero, con la nostra profetica e patriottica voce.
Per tutte queste buone ragioni e dato quello che si è visto
e sentito negli ultimi tre anni, i chi politici
di Moana abbiamo deciso di riprovare a dirli noi, in questo sito:
perché come rappresentano Moana gli altri (e come rappresentano
i suoi Elettori, anche fossero stati venti invece di ventimila
o venti milioni) non ci piace per niente.
Rappresentare cosa.
Moana e il Partito dell’Amore, che sono la stessa cosa
politica, rappresentano l’apocatastasi della Repubblica,
la fenice atomica che risorge da tutte le ceneri del dopoguerra,
della guerra fredda, del brigatismo rosso, di Chernobyl, di Tangentopoli,
delle Torri Gemelle … (d’altronde, la fusione nucleare
è stata concepita in via Panisperna a Roma e da lì
continua la reazione a catena).
Moana è il cuore caldo del tizzone spento della cultura
piagnona con sovvenzione pubblica che fu buono ad incendiare di
nuovo il cinema, la televisione, il teatro, la moda, lo sport,
lo spettacolo, la comunicazione, la politica nella sua pur breve
epoca, i sinistri anniottanta.
Perché Moana, scegliendo coraggiosamente di essere
donna senza qualità è stata tutte le qualità
senza la donna (ovvero senza la donna borghese metropolitana,
macchina specchiante che produce l’infausta ricerca ideologica
dell’identità sessuale, dominante o dominata che
sia, la Medea di massa comunque intenta allo sterminio eterofobico
dell’altro da sé, marito o figlio o corpo vivente
che sia).
Moana rappresenta quindi qualità rivoluzionarie ed
erotiche insospettabili e ancora latenti nel grande e noioso letargo
della nuova borghesia onanista e transedipica italiana; rappresenta
ancora capacità di indipendenza identitaria in una generazione
segnata dalla rinuncia, dal retrò e dal clientelismo parassitario
che ne consegue.
Ma Moana rappresenta purtroppo anche un’isola nel mediterraneo
dell’alienazione; il duty free dei poveri, delle
coattelle e dei pischelli; la Regina delle hostess che puoi tastare
a poco prezzo senza farti arrestare all’aeroporto di Fiumicino;
la puttana di corte con delega a farsi sputare in faccia in vece
della corte di “nani e ballerine”, finita appunto
col crudele e borghese lancio delle monetine (in origine fu il
punk, anche emiliano e filo-sovietico, il vero no-future della
comunicazione).
Invece la politica di Moana nasceva dal suo continuo interrogarsi
e interrogare noi del PdA sulla ricerca di una soluzione - non
alienata e settaria, non borghese ed isterica, quindi riformista
e istituzionale (corale, retorica, commovente in senso pasoliniano,
nata dalla grazia invece che dalla volontà)
- al desiderio occidentale di promiscuità sessuale, all’idea
dell’orgia nella civiltà della proprietà privata
e del nomos: sui modelli di Tiasos saffico, Agapè
cristiano, oikema giacobino-sadiano, Falansterio di Fourier, New
Armony oweniana, Comune di Parigi, Comunismo orientale, Maison
de Jouir del Gauguin carcerato socialista, congiura sacra batailliana,
teatro della crudeltà artaudiano, ecc. ecc.
Tutte belle teorie alle quali Moana sacrificò direttamente
la sua pelle bianca (anche in senso etnico) e la sua origine contadina,
prima donna italiana della modernizzazione che elabora il superamento
pubblico del Teorema della doppia paura dello stupro
edipico da parte dei Fratelli di Vita (paura della donna per i
Fratelli e paura dei Fratelli per la donna), nuova Pentesilea
con Achille e i camerati attici o nuova Diana con Atteone e la
sua muta di canibus fraternis o nuova Susanna con i Vecchioni
talmudici [*] o nuova
Marlene sepolta dalla folla eccitata della meglio gioventù
nazista, in tutti i casi primo argomento politico su cui si fonda
tanto ogni fenomenologia dello Stato hegeliano (sulla fine miserabile
alla quale il desiderio condurrebbe l’Humanité)
quanto ogni critica che oppone a quello Stato il modello mediterraneo
di Repubblica, da Nietzsche a Jung passando per Lorenzo il Magnifico
: “Quant’è bella giovinezza,/che si fugge
tuttavia!/Chi vuol esser lieto, sia:/di doman non c’è
certezza” (Canzona di Bacco, 1490).
Rappresentare come.
Nel tredicesimo anniversario della morte dedichiamo a Moana
il nuovo sito ufficiale del Partito dell’Amore, del quale
lei è sempre più simbolo in quanto è sempre
più icona sfruttata e quindi, più
in generale, Icona dell’Alienazione e dello Sfruttamento
“pornografico” dell’immagine/merce, nell’epoca
del tele-consumismo liberale e della propaganda globale del modello
economico capitalista, in breve, icona del pensiero e del mercato
unici dell’ultimo Impero dei Mondi, nostra Atlantide Virtuale
o Informatizzata.
Lo dedichiamo alla Moana che è la nostra unica Cosa
Pubblica, volto amato di una Repubblica o di una madre perduta
nei vicoli delle guerriglie suburbane che ci fecero presto orfani
e bambini-soldato in una colonia italiana zeppa di campi profughi
umanitari ma povera di campi arati dove, tra le sterpaglie e i
rovi, riposano inquieti i nostri e i suoi nonni, contadini di
tante generazioni (non si parla della campagna industrializzata
dalle multinazionali o dei Kibbutzim).
E anche alla Moana ritrovata in extremis, sola eppure credente,
senza la minima ombra dell’ironia della sorte, fedele e
sorridente davanti all’Altare della Patria o Rosa col tricolore
in cima al Campidoglio, nell’autunno del 1993.
Se questa libertà che guida il popolo italiano nel XXI
secolo ha, come statistica e Auditel confermano, il volto di Moana
allora sulla bandiera che porta c’è il simbolo del
Partito dell’Amore: ventiduemila rondini non saranno bastate
a fare la nostra primavera nell’aprile del 1992 ma Moana,
in Parlamento come in Campidoglio, sarebbe stata ben altro, anzi
l’altro politico, il politically other da Bossi,
Fini, D’Alema o Rutelli. E così sarà per sempre,
perché in politica solo la bellezza è Rivoluzionaria,
insieme a fede, speranza e carità,
virtù tutte indispensabili alle uniche Istituzioni
umane veramente tali: quelle fondate sull’Amore, e in cui
giustizia, ragione e scienza dovrebbero tornare ad essere solo
le qualità delle sue umili ancelle (invece che i
pilastri sui quali il laicismo superbo della borghesia socialdemocratica
fonda la sua volontà di diritti e di potenza illimitati).
Questa libertà, di cui il PdA si è fatto da subito
portavoce, riguarda anche la libertà di espressione (art.
21 – Costituzione della Repubblica) e la sua drastica limitazione
nel quadro del suddetto pensiero unico che sempre meno consente
la corretta espressione di posizioni irriducibili a quelle del
linguaggio, dei modelli e del mercato che generano e sostengono
la comunicazione globale e l’esportazione della democrazia,
definizione orribile che non trova di meglio di un termine preso
dal marketing per definire un concetto che dovrebbe rappresentare
i rapporti tra Istituzioni fatte per gli uomini molto prima che
per le merci (i nostri Stati e gli altri, non “quelli del
resto del mondo”).
I greci, inventori di Eros, della democrazia e della Repubblica,
per secoli mai si allontanarono dalle loro coste che per pochi
chilometri e, quando occuparono altre terre, persero per sempre
la loro in cambio di quella, maledetta, delle Colonie e dell’Impero.
Forse lo stesso errore del Razionalismo, che mentre batte la Sfinge-Moana
acceca Edipo che a sua volta acceca il cosiddetto Occidente.
Anche per questo noi inauguriamo il sito con l’apertura
del nostro Archivio multimediale delle campagne elettorali del
1992 e 1993 (fatte senza cellulari, note-book, sms e Internet
perché non c’erano), dando pubblica visibilità
(invece che edipica cecità) in rete a tutto quel materiale
regolarmente ignorato o censurato dai media negli ultimi tredici
anni. Stanchi del taglia-e-cuci col quale la sartoria mediatica
ci continua a confezionare il Mondo che più gli fa comodo,
stanchi di questi “media del novecento”, motivo
per cui siamo in Internet anche con l’Associazione Moana
Pozzi dal 2004 (www.moanamoana.it), diffondiamo liberamente e
senza tagli questi materiali, sicuramente combat e amatoriali,
ma con il pregio di far conoscere e di sostenere un'altra immagine
di Moana e della suo percorso di maturazione in modo chiaro per
tutti. E chi vedrà, vivrà meglio almeno i cosiddetti
“enigmi” di Moana, che sembra ci assillino tanto.
Da diciassette anni accanto a Moana, noi altri, le dedichiamo
il sito del nostro PdA, primo partito-ombra per la liberazione
di tutte le Icone-schiave dalla Bastiglia specchiante in cui sono
state rinchiuse e sfruttate, Bastiglia nella quale noi, noi loro
simili, noi rivoluzionari, abbiamo organizzato la loro prima ed
efficace rivolta.
Lunga vita a Moana e al Partito dell’Amore, ma con il cuore
gettato oltre gli specchi!
Mauro Biuzzi, segretario nazionale del PdA
15 settembre 2007
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