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03/08/2006
Sono contentissimo del fatto che mi abbiate risposto!
La canzone in effetti vuole essere una "celebrazione"
(che presuppone la fede) del corpo come guida ai beni dell' esperienza
umana (per usare una vostra espressione piuttosto funzionante),
la "maledizione" è probabilmente il filtro della
mia mente, il frutto della mia vena cupa.
Moana è davanti ai miei occhi e dentro di me ogni volta
che la canto e non posso che ringraziarla, dovunque essa si trovi,
per il fatto di farmi provare un'emozione così viva.
Per quanto riguarda la musica vi comunico che proprio in questi
giorni sto incidendo la versione definitiva de "Il corpo
e le parole" frammento di un opera più ampia contenente
anche un'altra canzone dedicata a Moana.
Il CD dovrebbe essere pronto in un paio di mesi (si spera!), ne
manderò volentieri una copia all'indirizzo disponibile
sul sito.
Di nuovo grazie di tutto cuore per avermi risposto e per aver
letto il mio testo.
A risentirci!
Aldo Granese
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IL CORPO E LE PAROLE
Tu hai il corpo ed io le parole
e abbiamo entrambi uno spicchio di sole,
abbiamo entrambi una specie di fuoco
che sotto la pelle ci scorre invadente,
amiamo perderci in mezzo alla gente,
vogliamo vivere come in un gioco.
no, non mi sembra che siamo diversi:
hai i fianchi ritmici come i miei versi.
Hai dita agili e briglie disciolte,
costumi facili e chiome folte,
io mastico pane da tempo raffermo,
sono soltanto un visitatore,
eppure mi ascolti!? Lo dico di cuore,
anche se Dio ci ha cacciati all'inferno,
no, non mi sembra che siamo diversi:
siamo due splendidi angeli persi.
Rit.:Adesso in silenzio qui bevo cicuta
davanti a una tua foto muta,
stasera in silenzio sorseggio veleno
davanti al bellissimo morto tuo seno,
davanti a un inganno che sembra reale,
la pioggia sporca del tuo temporale,
brivido ardente che più non profuma,
sogno di carne, di perle e di schiuma.
Tu hai il corpo ed io le parole,
ruggine santa che aumenta la mole
di quel che si vuole comunicare
e viaggio sul mistico flusso di note
di jazz dal soffitto ed alcooliche ruote
schiacciano a terra il mio pazzo dolore.
convinto ormai sono, non siamo diversi:
trabocca il tuo sangue dei cieli più tersi,
di prati verdissimi e strade alberate,
anche da morta sei come l'estate,
tripudio chiassoso di frutta e profumi,
in te non c'è nulla che parli di fine
e rendo un omaggio alle forme divine
che grazie ad un video non vanno in frantumi.
e allora concludo: -non siamo diversi!-
fissando incantato i tuoi occhi perversi.
Rit.:Adesso in silenzio qui bevo cicuta
davanti a una tua foto muta,
stasera in silenzio sorseggio veleno
davanti al bellissimo morto tuo seno,
davanti a un inganno che sembra reale,
la pioggia sporca del tuo temporale,
brivido ardente che più non profuma,
sogno di carne, di perle e di schiuma.
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