Cara Mara,
eccomi di nuovo costretto a risponderti sul sito, non avendo di
te alcun recapito.
Ma piacevolmente costretto perché c’era un po’
di scetticismo intorno alla tua esistenza, un po’ come intorno
a quella dell’isola di Moana. Io ci credevo e ho ributtato
a mare la bottiglia con il messaggio. E infatti tu ci sei e batti
un altro bel colpo! Una lettera, e che lettera, di risposta.
Abbiamo molte belle lettere manoscritte di ammiratori nell’archivio
di Moana, dato che all’epoca non c’erano ancora le
mail. La tua è senza dubbio il “canto del cigno”
delle lettere manoscritte a Moana, e questo tuo canto sono sicuro
che arriverà fino a lei.
Le e-mail sono tutte scritte uguali: lascia perdere le e-mail,
per favore... Davvero siamo noi ad essere onorati di pubblicare
le tue rare e vere lettere scritte a mano.
Perché si sente che le tue parole restano accanto alle
tue mani un po’ come il tuo gatto, o come tue impronte lasciate
sulla carta, quasi fossero la tua voce.
D’altronde non c’è altro modo per scrivere
bene di Moana: farlo stando il più possibile vicini al
proprio corpo,
ma come se ci mettessimo nudi davanti a lei.
Ti spiego meglio questa cosa raccontandoti un episodio vissuto.
All’inizio della campagna elettorale del Partito dell’Amore
del 1992, si pose la questione di come realizzare il materiale
di propaganda (tessera, manifesti, volantini, gadget, ecc.) e
io ero Responsabile della Propaganda, ovvero dell’immagine
pubblica del PdA.
Il 12 marzo, alle 15 e 30, viene fissata una riunione con tutti
i soci fondatori, i candidati, il Consiglio Direttivo, insomma
una ventina di persone, nella sede romana del fun-club all’Olgiata.
Arriva anche Moana, particolarmente bella, mini di pelle nera,
collant bianchi, capelli raccolti e tirati su. Sta tutto il tempo
seduta immobile, seria e in silenzio, come al solito.
Si arriva ad un argomento spinoso, che preannuncia un duro confronto:
chi scrive e cosa scrive sul retro del volantino che sostiene
la candidatura di Moana. Una diecina di presenti si siedono a
turno su uno sgabello di fronte all’assemblea e fanno la
loro proposta: una specie di provino condotto in silenzio da Moana.
Io vado da ultimo.
Non la guardai, sentii tutto il suo corpo che mi fissava attraverso
gli occhi a mandorla, mi venne in mente che la mia emozione era
simile a quella di Edipo che deve rispondere alla Sfinge e semplicemente
dissi che l’elettore doveva sentire quello che sentivo io
in quel momento, doveva avere il coraggio di affrontare l’enigma
della Sfinge Rosa che era dentro di lui, mettersi nudo come Edipo,
risponderle, sposare la sua causa e votarla.
Quindi recitai l’indovinello della Sfinge Rosa (poi diventato
un nostro slogan) che avrei voluto scrivere sul volantino: “
OSA!
E’ coraggiosa, deliziosa e rosa…Che cosa?...Sposa
la cultura rosa!”.
Silenzio generale dell’Assemblea, rotto dall’unica
frase detta da Moana quella sera: “
Il retro del volantino
lo scrive Mauro e può scrivere quello che gli pare.”.
Punto e tutti a casa. Per questo motivo il testo sul retro del
suo unico
volantino (pdf - 286 KB)
, che di recente abbiamo visto in vendita in vari mercatini in
Italia e su e-bay, ha per titolo “
La
Sfinge Rosa”, seguito dal suddetto indovinello.
La soluzione dell'indovinello è proprio:
Moana.
E' lei la Sfinge rosa, dato che il suo terzo nome è Rosa.
Infatti rosa è il colore, ma se lo scrivi con la R maiuscola
è un nome di donna: Rosa appunto, come dire "La Sfinge
Moana".
Da quel giorno e fino ad oggi, ogni volta che rappresento Moana
con immagini o parole (cosa che poi feci spesso, prima e dopo
la morte), mi sento addosso quello sguardo e quel corpo. Ma ormai
mi sono abituato e lo considero quasi un privilegio, anche se
un po’ inquietante.
Ora hai capito cosa volevo dire, Mara? Che è raro trovare
chi, come fai tu, si mette semplicemente a nudo scrivendo di Moana,
che sono poi quelli nei quali lei si sarebbe riconosciuta. Infatti
lei, per esempio, nel
ritratto fattole
da Sabina Guzzanti non si riconosceva perché era goliardico
e censorio, oppositivo e anti-erotico, senza pathos e a senso
unico insomma.
Figurati se Moana si riconoscerebbe nei ritratti che le hanno
fatto tutti quei suoi biografi postumi, spuntati come funghi più
o meno velenosi, che hanno tutti in comune il fatto di non aver
ricevuto da lei alcuna liberatoria quando era in vita, seppure
l’avevano mai conosciuta: speriamo che siano finiti, almeno
i più velenosi!
Torno alla tua lettera, Mara, dove dici: “
Il mio nome?!!
Sarà un’altra penso…ma con mio stupore apro
e leggo e… sono IO!!”.
Ma credi davvero che a Moanaland (escluse le eroiche masochiste
che fanno parte dell’AMP) ci si incontrino tante altre Mare,
ovvero donne aperte, schiette, simpatiche che pensano di Moana
quello che pensi tu, che rispettano questi loro pensieri al punto
di metterli giù su una bella carta giallina con decorazioni
colorate e dorate, come fai tu, e che per finire (udite, udite)
vanno a mettere tutto in una cassetta postale, in una busta foderata
di arabeschi con su scritto il nostro satanico indirizzo, come
fai tu?
Chiudo subito con la retorica dicendoti che se ce ne fossero tante
di Mare, Moana sarebbe stata eletta nelle elezioni politiche che
ha perso nel 1992. Chiaro?
Invece le benpensanti italiane (che non è detto che sebben
che sono donne, siano anche tutte infallibili), in obbediente
attesa delle quote rosa e continuando a dar deleghe in bianco
(ai loro maschietti), non si sono accorte che Moana era la prima
donna della storia della Repubblica italiana che era andata a
chiedere anche il loro voto dando come garanzia solo il proprio
coraggio e la propria intelligenza, con un partitino che si era
fatta raccogliendosi tutte le 3.000 firme quasi da sola, con una
campagna elettorale costata una ventina di milioni di lirette
dell'epoca e senza (anzi contro) i partitoni di Tangentopoli alle
spalle.
Sono dovuti passare quindici anni da allora perché un’altra
donna certamente di carattere, Alessandra Mussolini (guardacaso
promossa nelle stesse elezioni in cui Moana fu bocciata), dopo
quindici anni di politica con un partitone, abbia tentato quest’anno
di farsi un partito tutto suo, sempre per insofferenza per le
Segreterie e per i Segretari.
Scusa se la butto sempre in politica, ma mi viene spontaneo, perché
il miserabile motivo per cui le donne italiane votarono poco per
Moana è lo stesso per il quale oggi scrivono poco a noi.
Lo scrivi tu, il misero motivo: “
… e quando
si parla di Moana come al solito i polli credono di avere il coltello
dalla parte del manico solo per un motivo…”.
Perché Moana fa troppo rima con puttana, dico io, perché
possa essere presa seriamente, o non volevi dire questo e ho capito
male?
Anche Cristo infatti, mettendosi dalla parte di Maddalena, si
è messo dalla parte sbagliata del coltello, visto come
l’hanno fatto finire.
C’è anche da dire che quando il manico del coltello
sta da “quella” parte, non è che la mano va
giù meno pesante se, invece delle giarrettiere, indossi
il chador: pochi giorni fa ci è toccato vedere in palestina
i carri armati israeliani sparare su un gruppo di donne arabe
che marciavano disarmate e con i figli in braccio verso i carri
per coprire la ritirata dei loro mariti…
“
Comunque ritorniamo a noi”, come scrivi tu:
mi piace la tua idea che, a differenza dei muri che dividono,
da quello di Berlino a quello di Gaza, Moana possa essere un muro
che riunisce, come quello di un giardino segreto.
Ti avverto che se continui a mandarci delle lettere così
piacevoli su Moana o sull’AMP, fregandocene della privacy,
continueremo ad esporle alle nostre finestre virtuali come bandiere
di vittoria.
E quel che è peggio, io forse continuerò a scriverti
risposte così pallose e lunghe.
Quindi a presto: scrivici di questa idea che abbiamo in comune,
di come ti nasce questa passione per l’isola di Moana, di
che cosa ci vai cercando e di che cosa ci trovi. Se vuoi chiederci
qualcosa che ti interessa sull’Archivio o sul nostro lavoro
con lei, va anche bene. Dacci suggerimenti, dicci cosa manca nel
sito. Fai quello che ti pare, anche niente. In tutti i casi, effettivamente
se apri una tua e-mail la cosa sarà più semplice
e più riservata.
Eros nazionale a parte, grazie di esistere dall’altra parte
di Moana.
M.B.