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L'Associazione
Moana Pozzi è stata costituita a Roma il 7 giugno 1999,
nellanno della ricorrenza dei cinque anni dalla morte dellartista,
dalla madre Rosanna Alloisio Pozzi e da Mauro Biuzzi, presso il
notaio Assunta De Angelis. Il simbolo dellAssociazione riporta
il volto di Moana inscritto nel cuore rosa trasparente che appartiene
al simbolo del Partito dellAmore, con la nuova intestazione
allAssociazione Moana Pozzi.
Il Comitato Direttivo è composto da Mauro Biuzzi, Marcella
Zingarini e Sabina Gnisci. Presidente dell'AMP è Mauro
Biuzzi, già fondatore del Partito dell'Amore (con Riccardo
Schicchi e Marcella Zingarini) nel 1991, vicesegretario nelle
elezioni politiche del 1992 e capolista per Roma nelle elezioni
amministrative del 1993. In seguito Mauro Biuzzi è nominato
esecutore testamentario di Moana Pozzi e testimone di parte nel
procedimento civile relativo a detta esecuzione.
Gli scopi statutari dell'AMP, che non ha fini di lucro, sono la
tutela dell'integrità della memoria artistica e popolare
di Moana e la vigilanza sull'uso improprio della sua immagine
e del suo nome; la formazione di un Archivio generale delle attività
di M. e la raccolta di documenti e oggetti significativi appartenuti
a M., anche nell'ottica di esposizioni temporanee o permanenti;
l'apertura di un sito web nel quale raccogliere questa documentazione
e proporla ad un facile accesso pubblico, tanto da fare delI'AMP
l'unico polo di riferimento superpartes sia per il ricercatore
che per il fan.
L'AMP dispone, per le sue attività, di un centro operativo
nella cosiddetta "Casa Chiusa", sede dellarchivio
generale del Partito dell'Amore e dello studio di Mauro Biuzzi,
in una località isolata della campagna umbra, nella quale
Moana aveva organizzato parte della sua attività politica
e trascorso periodi di riposo negli ultimi due anni della sua
vita.
I soci fondatori non sono né esperti né fanatici
di Moana, bensì compagni di strada che la onorano cercando
di non perdere il suo passo, nella difficile esplorazione delle
potenzialità creative dellerotismo. Quindi obiettivo
morale dell'AMP, anche nel contesto delle attuali tarde riletture
che riducono e normalizzano M. ad un nuovo consumo, è quello
di testimoniare il suo ruolo originalissimo e dinamico nel costume
italiano, per cui se è vero che M. si iscrive negli esordi
della pornografia di massa, è anche vero che questa pornografia
non era più in grado di com-prendere Moana. La sua "divinizzazione"
popolare, che non ci sarebbe stata per altre sue colleghe porno
e non, dimostra che semmai il pomo fu per lei un mezzo e non il
fine della ricerca di una chiave di vita e di arte che le aprisse
porte decisamente più inedite e qualificanti di quelle
che il porno omologato si è ridotto ad offrire, ossia inoffensivi
ruoli nei soliti cinema e tv, che ai suoi esordi M. aveva già
pubblicamente rifiutato. Piuttosto si alleò con l'arte
d'avanguardia (da Sylvano Bussotti a Mario Schifano) o con i movimenti
transessuali o con gli enti di carità e di soccorso, con
l'alto e con il basso, ovunque la sua straordinaria corporeità
potesse essere terapia e non messaggio, quasi come una
moderna prostituta sacra.
La sua corporeità, (perfino nella pudica sottrazione del
corpo malato al cannibalismo dei mass-media, come nella scelta
della cremazione o nel rifiuto della fotografia sulla lapide),
non poté ridursi mai a ciò che, in senso strettamente
antropologico, è una pornostar: la prima applicazione
della riproducibilità tecnica alla prostituta tradizionale,
per poterne fare un genere vendibile alla scala della comunicazione
di massa.
La legge Merlin e gli studi di Hollywood preparano il terreno
al cosiddetto cinema pornografico industriale, che conquista
le sale cinematografiche trasformandole, proprio con Moana, nelle
sale a luci rosse degli anni ottanta. Dopo la celluloide, infatti,
il porno si riaccasa automaticamente nell'evoluzione tecnica di
tutti i supporti della comunicazione industriale dell'ultimo quarto
del secolo scorso: nastro magnetico dell'home video, telefonia
satellitare delle hot-line, canali TV via satellite, CD-ROM e
DVD, fino al 30% mondiale dei siti web attivi nel 2003.
M. attuò subito una difficile e solitaria resistenza dall'interno,
coniò per se il neologismo "erostar", titolo
di una sua canzone del 1987. II problema che affrontò,
proponendosi come pornostar seduttiva e non trasgressiva,
era esattamente quello dell'alienazione, fino alla totale scomparsa,
del ruolo del corpo (della prostituta) nell'epoca della comunicazione
globale (cfr. l'episodio finale di Uccellacci e uccellini,
con la soluzione della graziosa prostituta dopo il cinegiornale
dei funerali di Togliatti e l'uccisione del corvo intellettuale);
affrontò la frammentazione virtuale dell'integrità
del corpo della prostituta in video, voce, performance, gadget,
nome, sosia, intervista, rivista, fun club, copertina, divafutura;
affrontò, in breve, la trasformazione del corpo terapeutico
e sciamanico della prostituta nel feticcio voyeuristico della
pornostar. La sfida di M consistette nel fatto di conquistare
identità e mondo con i live-show e non con i talk-show,
ai quali infatti rifiutò di partecipare.
Anche le ultime esperienze politiche che la rilanciarono, i nostri
Comizi d'Amore, fanno parte dell'ormai raro spettacolo sciamanico
che con lei abbiamo perso: quello di una donna che ancora voleva
determinarsi trasformando gli altri con una dolce pedagogia, trovando
la sua disciplinata integrità proprio in quel caos del
porno dove molti si perderebbero (soprattutto i suoi più
spicci liquidatori), facendo di sé gioioso olocausto (raro
e immeritato in epoca di sornione catastrofismo).
L'AMP non è comunque postuma o celebrativa dell'esperienza
di M., anzi nasce con la precisa intenzione di documentare il
processo di liberazione da lei compiuto, proponendosi come strumento
non sottoposto ad alcuno degli interessi particolari e dei linguaggi
(porno, arte, teatro, cinema, TV, sociologia, politica, religione,
medicina, ecc ) che attraverso di lei si poterono e, purtroppo,
si potranno ancora esprimere
Moana non è un nome o un concetto: è un'idea
di pietra, un aut-aut sul quale bisogna inciampare o per maledirla
o per costruirci una casa abitabile. Tra Sofia Loren e Moana,
scegliere l'eroina che non uccide.
Moana: un'isola vulcanica del Pacifico collegata col centro
della terra: Pozzi.
E qual è l'eredità di Moana? La moltiplicazione
esponenziale del suo modello, e dei relativi equivoci, nello scambismo
virtuale di massa che, in riviste e siti internet, mette alla
disposizione erotica e "gratuita" di tutti, le "signore
della porta accanto" di tutto il globo. Ma ambedue i fenomeni,
pornostar e pornocasalinga, crescono sotto il cielo "trasgressivo"
della stessa dannosa ipocrisia del diritto (L. 20/02/1958 n. 75
c.d. legge Merlin), che sancisce nei fatti che una persona può
avere danaro, pubblicità e dignità pubblica in cambio
della propria intelligenza, forza fisica, creatività, ma
non in cambio dei propri atti sessuali, e che questi atti
sessuali sono leciti in cambio di una famiglia, di un posto di
lavoro, di una carriera, di una amicizia, ma non in cambio
di danaro. Il potere del danaro non può sottostare
a quello del corpo: una donna o vende la sua immagine (la star
del porno) o si scambia "gratuitamente" (la casalinga
anonima). L'arte virtuale del danaro (la finanza) deve prevalere
sull'arte reale del corpo (la prostituzione), teorema che si dimostra
in tutto funzionale alla natura mimetica e linguistica dei mezzi
di comunicazione (e propaganda) di massa.
M. credeva di aver portato la bandiera di una grande redenzione
del corpo della donna dalla sua progressiva virtualizzazione,
credeva che la libera e piena espressione dei poteri carismatici
del sesso non dovesse essere più un problema di poliziotti,
di censori, di sessuologi, di opinionisti, di artisti liberali,
di coloro, cioè, che non esercitando questi poteri potevano
solo tollerarli e reprimerli.
Credeva, come noi, con fede profondamente classica, che
nel nostro mondo "civilizzato" dovesse accadere, un
po' come sui muri dei larghi pontili e delle vie maestre dell'antica
Rodi, che ogni abitante potesse leggere, nella quiete del passeggio
vespertino, quale concittadina (fanciulla, sposa, anziana), e
a che prezzo, apriva quella sera le porte della sua stanza a chi
gradisse le sue arti.
Comunque sia, noi di Moana conserveremo e praticheremo, contro
la labirintica frammentazione dell'icona e delle interpretazioni,
la fede nel corpo come guida ai beni dell'esperienza umana,
unico metro per migliorare la vita sulla terra.
M.B.
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