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Cara Mara,
dato che di te in mano ho solo una lettera, con coccinelle e gattini
ma senza mittente, mi tocca risponderti al buio e direttamente
sul sito.
Ti ho voluto rispondere anche per dare un rilievo particolare
alla tua lettera, perché forse è la lettera il vero
contributo che ci dai.
Non voglio dire altro perché parla da sola, per chi la
vuole ascoltare: dice che tu esisti, che il rapporto di persone
civili e seriamente interessate come te con la vicenda di Moana
esiste, ma che siete una minoranza e quindi, dato che le minoranze
fanno vendere meno carta stampata e meno pubblicità, il
vostro punto di vista non vale niente.
Il problema è che anche Moana, quando era viva, era in
minoranza. E ora che è morta si possono dire di lei le
stesse sciocchezze che si dicono su tutte le ricche e potenti
scimmiette ammaestrate della Società dello Spettacolo di
Massa (i cosiddetti Divi, ribattezzati impropriamente Icone per
venderli più cari), tacendo il fatto che Moana era innanzitutto
una pornostar, ovvero una che in vita era considerata, da quella
stessa Società, un'attrice mancata che si era declassata
nel Paese dei Balocchi del porno, un ghetto della trasgressione
dove si entra pagando un biglietto e si esce sbattendosi la porta
alle spalle e cambiando canale. Sono gli stessi tipi di ambienti
che quando Picasso era vivo dicevano che, non sapendo fare il
pittore, faceva scarabocchi e che oggi vendono automobili che
si chiamano Picasso e che soprattutto non spiegano a nessuno chi
era o cosa davvero ha fatto Picasso.
Capisci Mara, quello che a noi non va bene è che questi,
che elegantemente tu chiami Signori, vogliano tirare fuori dall'esperienza
di Moana - e di Ilona Staller, e dell'unico paese occidentale
in cui dei movimenti civili, da Pasolini a Pannella al Partito
dell'Amore, hanno portato all'attenzione del Parlamento l'arretratezza
della cultura sessuale degli italiani – soltanto la lucida
carrozzeria di una decappottabile sportiva per fascistelli ingozzati
di birra, chiamandola pure "Moana" perché fa
tanto sessual-popolare. E' la rimozione, è Jesus Christ
Super Star, è la polverizzazione di quell'impresa civile
che non va proprio bene.
Poi, che ti devo dire, a me quasi tutti quelli che, da quando
è morta cercano di vendere la "loro" immagine
di Moana, cioè l'immagine di una che l'aveva
costruita vendendo pubblicamente il proprio corpo (cosa per la
quale, all'epoca, si veniva processati per direttissima…),
mi sembrano come quei bracconieri di frodo che sparano ad un elefante
selvatico non per farci provviste per l'inverno per tutta
la tribù ma per vendere a un borghese lontano migliaia
di chilometri delle graziose statuine d'avorio per il salotto
buono: non vedo nessuna relazione tra il corpo morto dell'elefante
e le statuine. L'unica relazione che ci trovo è che
questo accostamento prima mi fa pena e poi mi fa incazzare.
Così non riesco a trovare una relazione tra queste cose
che scrivono o che fanno su Moana e il senso vero del suo grande
corpo bianco andato in cenere. E infatti mi fanno incazzare, proprio
come a te ti offendono. Come ancora mi incazzo, per esempio, se
penso al corpo di Cristo e poi al film "La passione di Cristo"
di Mel Gibson. Ma mi piace molto se quel corpo lo rivedo nella
povera controfigura dimenticata sulla croce di un set, nell'episodio
di Pasolini nel film "La ricotta", oppure lo rivedo nell'algida
figura distesa che ci mostra la pianta dei piedi, nella famosa
deposizione del Mantegna. Non sono contro la libertà di
parola. Sono contro la libertà di bestemmia, mi sono spiegato?
Mi viene da dirti che questi che tu chiami Signori, farebbero
meglio a vendere il loro corpo, come fece Moana, e poi a scrivere
un libro su quella loro esperienza (come fece lei), magari dedicandolo
a lei, invece che scrivere libri inutili, imprecisi o morbosi
su di lei.
D'altronde non sarà forse per questo che Moana, da
viva, non ha consentito a nessuno di scrivere la sua biografia,
che pure ci avevano provato, e se l'è scritta da
sola?
Invece l'articolo che hai allegato alla lettera è in piena
sintonia con quanto mi scrivi. Su questo tuo contributo voglio
dirti che hai visto giusto nel ripescare oggi questo approfondimento
di Luciana Frattesi per "Visto" del 1995, pubblicato
a caldo dopo la morte di Moana, perché possa essere confrontato
con l'assai più bassa qualità dei contributi dati
dall'Informazione italiana negli ultimi due anni su questo stesso
tema, tutti sull'onda degli scandaletti da quattro soldi creati
dal giornalismo sottoculturale e prontamente raccolti da quello
"ufficiale", pubblico e privato, in una gara ormai generale
dei mass-madia italiani a confermare la propria totale sudditanza
ai modelli anglosassoni e americani: quella del famigerato "scoop",
senza il cui sensazionalismo sembra nessuno riesca più
a parlare di niente, dalla Gioconda a Moana.
In tal modo i nostri mezzi di informazione, oltre a mancare
di autonomia e originalità (a differenza, per esempio,
della televisione francese), risultano sempre più inadeguati
a trattare correttamente fatti peculiari alla cultura italiana,
come è il caso della morte di Moana, che è stata
omologata a vicende svoltesi in contesti del tutto diversi,
come quelle della Monroe e di lady Diana.
Ma sarebbe così semplice e davvero sensazionale parlare
o far parlare gli italiani del perché proprio una pornostar,
con nessun altro mezzo che la sua esperienza di vita, abbia raggiunto
un tale livello di popolarità, imparagonabile a nessun'altra
collega di altra nazionalità? O forse questo "Speciale
impossibile", che nessuna redazione si azzarda a proporre
al suo editore, urta ancora i sani principi di qualche Segreteria
romana, laica o religiosa che sia? Insomma che Moana, ormai, sia
valutata solo come un liso reperto anniottanta, un sottoprodotto
del Mondo Craxi, proponibile solo da giornalisti mordiefuggi a
piccoli imprenditori padani, epicurei, neoliberal e di bocca buona?
Ergo, che Moana non sia più idonea per la tipologia di
testate o di programmi verso i quali la neo-Buona Borghesia italiana
indirizza la propria raccolta pubblicitaria, quelli "produttivamente
corretti" per capirci. A questa neo-Borghesia, infatti, ormai
non serve più appuntarsi all'occhiello né la correttezza
culturale né quella politica. Serve solo lo Sviluppo senza
Progresso (Pasolini ipse dixit), a tutti i costi, purché
si competa con la Cina.
Questo, cara Mara, è il vero motivo per cui si sono potute
diffondere in Italia quelle (e mooooolte altre) informazioni-spazzatura
su Moana che hanno offeso te, noi e qualcun altro, e che dieci
anni fa c'erano ma sono state snobbate. Al di là degli
autori materiali del delitto mediatico, ti devi interrogare
sui mandanti e sui sostenitori di questo sciacallaggio informativo,
sul perché di tanta palese falsità e volontà
di gettar fango su Moana. Forse le lacrime versate dieci anni
fa erano di coccodrillo, forse oggi c'è in generale un
clima di minor rispetto per le tematiche dei diritti affettivi,
forse l'11 settembre 2001, il terrorismo globale, le guerre
di iperreligione hanno influito negativamente anche sull'argomento
Moana.
Poi devi anche considerare che negli ultimi dieci anni, insieme
ai supermercati, anche i camionisti si sono quadruplicati. E
non ti sembra che l'ottica con la quale oggi si parla
di Moana abbia molto più a che fare con le foto attaccate
nella cabina di un TIR che con le foto e le parole che tu hai
scelto di spedirci? Non sei pazza Mara, sei solo in minoranza
rispetto all'aumento dei camionisti, delle merci, delle
fabbrichette, delle pubblicità e degli editori di pubblicità
che guardano tutti a Moana dallo stesso punto di vista: quello
di ridurla ad una merce consumabile nel modo più veloce
e superficiale possibile, di ridurla ad un qualsiasi "fast
scoop", come ti ho già detto e come ormai ripeto
fino alla noia degli altri e alla paranoia mia.
Figurati che qualcuno sospetta, sull'onda emotiva del "Codice
da Vinci", che io creda che Moana sia il Sacro Graal e
me stesso un pazzo Guardiano del Priorato di Sion, una specie
di Templare delle Maddalene: no problem, anche Moana pensava
di me la stessa cosa...
Per quanto riguarda l'AMP, sollecitati dal tuo contributo, abbiamo
deciso di pubblicare ogni mese, col titolo "Cara Moana.
L'Informazione che scriveva a cuore chiaro", alcuni articoli
selezionati tra i migliori che furono scritti subito dopo la
morte di Moana, tanto per rinfrescare la memoria di chi su questo
argomento non sa proprio più dove andare a copiare i
suoi servizi.
Ti ringrazio anche perché questo articolo di "Visto"
non era stato incluso nella nostra "Rassegna riviste",
nella sezione "Santa Diva" del Museo, dedicata appunto
alla morte di Moana.
A questo punto spero, se non altro, di averti fatto capire che
"stai facendo la cosa giusta", anche se sul fatto
che non sei pazza noi non ti diamo certo una buona pietra di
paragone. Ma una buona pietra dello scandalo, quella te la diamo
e magari la tiri a "quelli che non capiscono".
Per finire, ci interessa il materiale che hai raccolto e certamente
ci puoi aiutare, ma devi contattarci in modo più veloce
della posta ordinaria: aspettiamo una tua e-mail, anche anonima,
per stabilire un filo di collaborazione diretto. Stai tranquilla
per la riservatezza, che senza quella non avremmo mai potuto
lavorare con Moana per tanto tempo, non ti pare?
Perdonami la lunghezza, sicuramente meno efficace della tua
brevità. Il fatto è che non essendo sicuro che
tu mi legga, ho un pò parlato col muro, una cosa che
mi capita spesso quando parlo di Moana. Ma ho alzato un pò
la voce perché sono sicuro che tu mi puoi sentire, dall'altra
parte del muro.
Grazie e a presto.
M.B.
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