Attività              
Associazione Moana Pozzi - Inquisizioni - Cara Mara
ottobre 2006
   Editoriale (la lettera di Mara e la nostra risposta)
 
La lettera di Mara, da Milano:

Caro Mauro, grazie di cuore,
ho scoperto da poco il sito AMP e con mio stupore e felicità mi sono detta, ma allora non sono pazza? Perché io ho raccolto tanto su Moana da quel giorno della sua morte... ma l'ho fatto perché mi riempiva il cuore mi sembrava di sbagliare ma era una cosa più forte di me mi sentivo in dovere, ma è stato molto difficile perché le persone non capiscono. Comunque ho tanto materiale da inviarvi che nel sito non ho ancora visto, se ti posso aiutare...
Questo che ti mando mi ha toccato molto e spero che il "Signor Brunetto" lo legga perché a me ha fatto tanto male sapere quello che pensa lui. Una madre non può inventare tutto. Brunetto leggi!! La sig. Rosanna è sincera in questa intervista e per non parlare della tua intervista Mauro a "Chi l'ha visto?"....mi ha spezzato il cuore.... Non avrebbe mai fatto nemmeno Moana una cosa così caro Brunetto.....lei amava troppo la vita.....
Comunque caro Mauro, se vedrò quello che ti mando nel sito vuol dire che sto facendo la cosa giusta...
Grazie

Mara

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Cara Mara,
dato che di te in mano ho solo una lettera, con coccinelle e gattini ma senza mittente, mi tocca risponderti al buio e direttamente sul sito.
Ti ho voluto rispondere anche per dare un rilievo particolare alla tua lettera, perché forse è la lettera il vero contributo che ci dai.
Non voglio dire altro perché parla da sola, per chi la vuole ascoltare: dice che tu esisti, che il rapporto di persone civili e seriamente interessate come te con la vicenda di Moana esiste, ma che siete una minoranza e quindi, dato che le minoranze fanno vendere meno carta stampata e meno pubblicità, il vostro punto di vista non vale niente.
Il problema è che anche Moana, quando era viva, era in minoranza. E ora che è morta si possono dire di lei le stesse sciocchezze che si dicono su tutte le ricche e potenti scimmiette ammaestrate della Società dello Spettacolo di Massa (i cosiddetti Divi, ribattezzati impropriamente Icone per venderli più cari), tacendo il fatto che Moana era innanzitutto una pornostar, ovvero una che in vita era considerata, da quella stessa Società, un'attrice mancata che si era declassata nel Paese dei Balocchi del porno, un ghetto della trasgressione dove si entra pagando un biglietto e si esce sbattendosi la porta alle spalle e cambiando canale. Sono gli stessi tipi di ambienti che quando Picasso era vivo dicevano che, non sapendo fare il pittore, faceva scarabocchi e che oggi vendono automobili che si chiamano Picasso e che soprattutto non spiegano a nessuno chi era o cosa davvero ha fatto Picasso.
Capisci Mara, quello che a noi non va bene è che questi, che elegantemente tu chiami Signori, vogliano tirare fuori dall'esperienza di Moana - e di Ilona Staller, e dell'unico paese occidentale in cui dei movimenti civili, da Pasolini a Pannella al Partito dell'Amore, hanno portato all'attenzione del Parlamento l'arretratezza della cultura sessuale degli italiani – soltanto la lucida carrozzeria di una decappottabile sportiva per fascistelli ingozzati di birra, chiamandola pure "Moana" perché fa tanto sessual-popolare. E' la rimozione, è Jesus Christ Super Star, è la polverizzazione di quell'impresa civile che non va proprio bene.
Poi, che ti devo dire, a me quasi tutti quelli che, da quando è morta cercano di vendere la "loro" immagine di Moana, cioè l'immagine di una che l'aveva costruita vendendo pubblicamente il proprio corpo (cosa per la quale, all'epoca, si veniva processati per direttissima…), mi sembrano come quei bracconieri di frodo che sparano ad un elefante selvatico non per farci provviste per l'inverno per tutta la tribù ma per vendere a un borghese lontano migliaia di chilometri delle graziose statuine d'avorio per il salotto buono: non vedo nessuna relazione tra il corpo morto dell'elefante e le statuine. L'unica relazione che ci trovo è che questo accostamento prima mi fa pena e poi mi fa incazzare.
Così non riesco a trovare una relazione tra queste cose che scrivono o che fanno su Moana e il senso vero del suo grande corpo bianco andato in cenere. E infatti mi fanno incazzare, proprio come a te ti offendono. Come ancora mi incazzo, per esempio, se penso al corpo di Cristo e poi al film "La passione di Cristo" di Mel Gibson. Ma mi piace molto se quel corpo lo rivedo nella povera controfigura dimenticata sulla croce di un set, nell'episodio di Pasolini nel film "La ricotta", oppure lo rivedo nell'algida figura distesa che ci mostra la pianta dei piedi, nella famosa deposizione del Mantegna. Non sono contro la libertà di parola. Sono contro la libertà di bestemmia, mi sono spiegato?
Mi viene da dirti che questi che tu chiami Signori, farebbero meglio a vendere il loro corpo, come fece Moana, e poi a scrivere un libro su quella loro esperienza (come fece lei), magari dedicandolo a lei, invece che scrivere libri inutili, imprecisi o morbosi su di lei.
D'altronde non sarà forse per questo che Moana, da viva, non ha consentito a nessuno di scrivere la sua biografia, che pure ci avevano provato, e se l'è scritta da sola?

Invece l'articolo che hai allegato alla lettera è in piena sintonia con quanto mi scrivi. Su questo tuo contributo voglio dirti che hai visto giusto nel ripescare oggi questo approfondimento di Luciana Frattesi per "Visto" del 1995, pubblicato a caldo dopo la morte di Moana, perché possa essere confrontato con l'assai più bassa qualità dei contributi dati dall'Informazione italiana negli ultimi due anni su questo stesso tema, tutti sull'onda degli scandaletti da quattro soldi creati dal giornalismo sottoculturale e prontamente raccolti da quello "ufficiale", pubblico e privato, in una gara ormai generale dei mass-madia italiani a confermare la propria totale sudditanza ai modelli anglosassoni e americani: quella del famigerato "scoop", senza il cui sensazionalismo sembra nessuno riesca più a parlare di niente, dalla Gioconda a Moana.
In tal modo i nostri mezzi di informazione, oltre a mancare di autonomia e originalità (a differenza, per esempio, della televisione francese), risultano sempre più inadeguati a trattare correttamente fatti peculiari alla cultura italiana, come è il caso della morte di Moana, che è stata omologata a vicende svoltesi in contesti del tutto diversi, come quelle della Monroe e di lady Diana.
Ma sarebbe così semplice e davvero sensazionale parlare o far parlare gli italiani del perché proprio una pornostar, con nessun altro mezzo che la sua esperienza di vita, abbia raggiunto un tale livello di popolarità, imparagonabile a nessun'altra collega di altra nazionalità? O forse questo "Speciale impossibile", che nessuna redazione si azzarda a proporre al suo editore, urta ancora i sani principi di qualche Segreteria romana, laica o religiosa che sia? Insomma che Moana, ormai, sia valutata solo come un liso reperto anniottanta, un sottoprodotto del Mondo Craxi, proponibile solo da giornalisti mordiefuggi a piccoli imprenditori padani, epicurei, neoliberal e di bocca buona? Ergo, che Moana non sia più idonea per la tipologia di testate o di programmi verso i quali la neo-Buona Borghesia italiana indirizza la propria raccolta pubblicitaria, quelli "produttivamente corretti" per capirci. A questa neo-Borghesia, infatti, ormai non serve più appuntarsi all'occhiello né la correttezza culturale né quella politica. Serve solo lo Sviluppo senza Progresso (Pasolini ipse dixit), a tutti i costi, purché si competa con la Cina.
Questo, cara Mara, è il vero motivo per cui si sono potute diffondere in Italia quelle (e mooooolte altre) informazioni-spazzatura su Moana che hanno offeso te, noi e qualcun altro, e che dieci anni fa c'erano ma sono state snobbate. Al di là degli autori materiali del delitto mediatico, ti devi interrogare sui mandanti e sui sostenitori di questo sciacallaggio informativo, sul perché di tanta palese falsità e volontà di gettar fango su Moana. Forse le lacrime versate dieci anni fa erano di coccodrillo, forse oggi c'è in generale un clima di minor rispetto per le tematiche dei diritti affettivi, forse l'11 settembre 2001, il terrorismo globale, le guerre di iperreligione hanno influito negativamente anche sull'argomento Moana.
Poi devi anche considerare che negli ultimi dieci anni, insieme ai supermercati, anche i camionisti si sono quadruplicati. E non ti sembra che l'ottica con la quale oggi si parla di Moana abbia molto più a che fare con le foto attaccate nella cabina di un TIR che con le foto e le parole che tu hai scelto di spedirci? Non sei pazza Mara, sei solo in minoranza rispetto all'aumento dei camionisti, delle merci, delle fabbrichette, delle pubblicità e degli editori di pubblicità che guardano tutti a Moana dallo stesso punto di vista: quello di ridurla ad una merce consumabile nel modo più veloce e superficiale possibile, di ridurla ad un qualsiasi "fast scoop", come ti ho già detto e come ormai ripeto fino alla noia degli altri e alla paranoia mia.
Figurati che qualcuno sospetta, sull'onda emotiva del "Codice da Vinci", che io creda che Moana sia il Sacro Graal e me stesso un pazzo Guardiano del Priorato di Sion, una specie di Templare delle Maddalene: no problem, anche Moana pensava di me la stessa cosa...

Per quanto riguarda l'AMP, sollecitati dal tuo contributo, abbiamo deciso di pubblicare ogni mese, col titolo "Cara Moana. L'Informazione che scriveva a cuore chiaro", alcuni articoli selezionati tra i migliori che furono scritti subito dopo la morte di Moana, tanto per rinfrescare la memoria di chi su questo argomento non sa proprio più dove andare a copiare i suoi servizi.
Ti ringrazio anche perché questo articolo di "Visto" non era stato incluso nella nostra "Rassegna riviste", nella sezione "Santa Diva" del Museo, dedicata appunto alla morte di Moana.
A questo punto spero, se non altro, di averti fatto capire che "stai facendo la cosa giusta", anche se sul fatto che non sei pazza noi non ti diamo certo una buona pietra di paragone. Ma una buona pietra dello scandalo, quella te la diamo e magari la tiri a "quelli che non capiscono".
Per finire, ci interessa il materiale che hai raccolto e certamente ci puoi aiutare, ma devi contattarci in modo più veloce della posta ordinaria: aspettiamo una tua e-mail, anche anonima, per stabilire un filo di collaborazione diretto. Stai tranquilla per la riservatezza, che senza quella non avremmo mai potuto lavorare con Moana per tanto tempo, non ti pare?
Perdonami la lunghezza, sicuramente meno efficace della tua brevità. Il fatto è che non essendo sicuro che tu mi legga, ho un pò parlato col muro, una cosa che mi capita spesso quando parlo di Moana. Ma ho alzato un pò la voce perché sono sicuro che tu mi puoi sentire, dall'altra parte del muro.
Grazie e a presto.

M.B.


   
   
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