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“International Herald Tribune”, 22 Settembre 2004
La beatificazione di una pornostar
di Elisabetta Povoledo
MILANO. Il decimo anniversario della morte dell' attrice Moana
Pozzi il 15 settembre è stato contrassegnato dalla pubblicazione
di una biografia, dal debutto di uno spettacolo sulla sua vita,
dall’apertura di un sito Web e dal rapido succedersi di
servizi giornalistici. La commemorazione è stata, in fin
dei conti, adeguata alla realtà di un’indimenticabile
icona del passato che ha incarnato un'epoca e la cui prematura
morte a 33 anni ha emozionato la nazione. Il carisma della Pozzi
è stato paragonato da qualcuno in Italia a quello di Marilyn
Monroe, anche lei morta giovane a 36 anni.
Ciò che rimane oscuro, tuttavia, è l’ossessione
dell'Italia per un’attrice i cui i ruoli hanno richiesto
più sospiri e gemiti rochi che grandi interpretazioni.
La Pozzi era - e rimane - la pornostar più venerata d'Italia.
Bellezza mozzafiato con una mente tagliente come un rasoio, la
Pozzi ha creato un personaggio pubblico che in pochi anni è
diventato popolare tanto per i giovani ormonalmente attivi quanto
per le nonne devote.
"Non era volgare" dice per esempio Angela Branduini,
una nonna di 60 anni, a riguardo della stella di film come "I
vizi transessuali di Moana," e "Euroflesh - Sesso pazzesco"
(nessuna delle quali la Branduini ha visto).
Effettivamente, mentre la Pozzi recitava in live-show erotici
e in allegri filmini porno, viveva una vita parallela come esperto
rispettato dei talk shows televisivi, filosofeggiando sulla libertà
sessuale o portando avanti i diritti gay o denunciando la Mafia.
Era talmente conosciuta da avere una famosa attrice italiana,
Sabina Guzzanti, che la imitava in un programma settimanale, ridicolizzando
il desiderio pedagogizzante della Pozzi di insegnare agli italiani
- che avevano legalizzato soltanto dieci anni prima l'aborto e
il divorzio - le materie da “letto”. Questa interpretazione
colpì così profondamente la Pozzi, tanto che lei
la disconobbe.
Quando Moana - il cui nome deriva da un'isola hawaiana che significa
"il punto in cui il mare è più profondo"
- morì in un ospedale francese dieci anni fa, la notizia
finì sulle prime pagine di quasi tutti i principali giornali
italiani. E un’omelia tenuta alcuni giorni dopo dal Cardinale
Michele Giordano, l’arcivescovo di Napoli, pieno d'ammirazione
per la fede in Dio della Pozzi (secondo come riferito è
morta con un rosario rosa nella mano), ha dato il via ad una beatificazione
pubblica della pornostar come moderna Maddalena.
"E’ una mitologia semplice, quella della prostituta
redenta", ha detto Marco Giusti, autore di un libro sulla
Pozzi che è stato pubblicato questo mese da Mondadori.
Questa immagine, egli dice, fu mistificante. "Lei ha detto
sempre che non si pentiva di niente". Nel suo libro Giusti
sostiene che parte del fascino della Pozzi, persino oggi, deriva
dall’aver incarnato quel "mondo dorato" che era
l'Italia degli anni ‘80, un'epoca sconsiderata che si è
sbriciolata con l’inchiesta di Tangentopoli sulla corruzione
che ha sconvolto la politica italiana all'inizio degli anni ‘90.
Il suo incarnare i propri tempi è riferibile ai suoi rapporti
con alcune delle maggiori celebrità dell'epoca, compresi
gli attori, gli artisti, i giocatori di calcio, gli intellettuali
e il suo presunto (mai smentito) rapporto con Bettino Craxi, l'ex
primo ministro socialista che è morto in esilio in Tunisia,
dove andò per sfuggire alle accuse di corruzione nel 1994.
Come per la Monroe - un’attrice ammirata dalla Pozzi ed
emulata in una foto per la copertina del settimanale “Panorama”
(che imita il famoso nudo per il calendario della Monroe) - parte
della fascinazione dell'Italia per la pornostar è dovuta
all’accattivante miscela di sesso e morte.
"Lei ha vissuto questo mistero con onestà, come un
eroe classico", dice Mauro Biuzzi, presidente dell'Associazione
Moana Pozzi, che recentemente ha inaugurato il sito Web, www.moanamoana.it.
Biuzzi, che è anche segretario del "Partito dell’Amore",
il movimento politico che ha sostenuto la Pozzi nella sua infruttuosa
competizione per diventare Sindaco di Roma nel 1993, dice che
la pornostar era soprattutto una diva.
Era un clone delle dive di Hollywood, dice Biuzzi dalla sua casa
in Umbria, era "sia kitsch che barocca ed ha sviluppato scrupolosamente
questa immagine". Allo stesso tempo, egli aggiunge, era indiscutibilmente
italiana, e perciò divenne un simbolo popolare nazionale.
Effettivamente, a parte alcune pellicole girate con le pornostar
americane con la regia di Gerard Damiano, la carriera della Pozzi
si svolse quasi esclusivamente in Italia.
Coloro che hanno conosciuto la Pozzi sono d’accordo sul
fatto che abbia creato il suo personaggio con sincera determinazione.
Insoddisfatta dei ruoli secondari che le venivano offerti (fece
piccole parti in un certo numero di commedie dimenticabili), ha
visto il porno come l’uscita dall’anonimato e l’arrivo
alla celebrità, come una via per costruire l'immagine di
una donna sia sensuale che intelligente. Era anche finanziariamente
accorta, tanto da sviluppare una personale industria del sesso
che ha incluso la distribuzione video, una hotline del sesso e
vari gadget personalizzati.
Il fotografo Pigi Cipelli ha raccontato dei suoi inutili tentativi
di più di dieci anni fa di convincerla a cambiare le espressioni
durante le riprese: "Ha voluto l’immagine che desiderava
e non si sarebbe mai spostata da essa".
"L’ha costruita giorno dopo giorno", ribadisce
Giusti. E poiché parlava un "italiano perfetto"
e "non ha detto mai cose banali", dice, è riuscita
abilmente ad unire il suo personaggio del porno con quello di
esperto televisivo "applaudito ed accettato" da intellettuali
e da opinion leaders.
La morte della Pozzi a Lione è stata talmente riservata
da provocare una serie di ipotesi di cospirazione. Accanto alle
voci che l’attrice sia morta di AIDS, altre sostengono che
la Pozzi abbia simulato la propria morte per sfuggire all’oppressione
del personaggio pubblico.
La scorsa settimana, Brunetto Fantauzzi, un giornalista che ha
lavorato con la Pozzi, ha presentato un esposto alla Pretura di
Roma per chiarire i dubbi circa la sua morte.
"Ci sono voci sempre più insistenti circa la decisione
della pornostar di tagliare i ponti con il suo passato simulando
una morte improvvisa e misteriosa", per citare la dichiarazione
di Fantauzzi al quotidiano romano “Il Messaggero”.
Fantauzzi ha sollevato un certo numero di dubbi intorno alla morte
della Pozzi, compresa la decisione di mantenerla segreta per 48
ore e di rendere pubblica la notizia solo dopo che l’attrice
era stata cremata, "rendendo tutti i tentativi di identificazione
impossibili."
Ma Biuzzi respinge tali sospetti come assurdità: "Ha
lasciato l'Italia per morire in maniera riservata, per prepararsi
a morire." Egli, che è stato anche suo esecutore testamentario,
conferma che è morta di cancro al fegato.
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