Attività              
Associazione Moana Pozzi - Attività - Sunday Times
10 ottobre 2004
                                 
 
Traduzione in italiano
 
"The Sunday Times", 10 ottobre 2004

Il destino dell’ultima regina del porno sconcerta l'Italia

di Mattew Campbell


I suoi ruoli richiedevano più gemiti che parole ma, a dieci anni dalla notizia della sua morte a 33 anni, Moana Pozzi, attrice italiana, sta creando grande scompiglio come quando recitava in film come Naked Goddess e Manbite.

Nell’ultimo mese dalla scadenza del 10° anniversario della morte è stata pubblicata una nuova biografia, messa in scena una piéce teatrale sulla sua carriera e inaugurato un sito Internet alla sua memoria. Inoltre è stato richiesto alla procura di Roma di riaprire un’inchiesta sulla sua morte nel sospetto che essa abbia simulato la sua morte per sfuggire alla notorietà e iniziare una nuova vita.
“Più voci si stanno alzando per dire che la pornostar avrebbe deciso di rompere i ponti con il suo passato”, ha dichiarato Brunetto Fantauzzi, il giornalista che ha chiesto alla Procura di Roma di investigare.
Questi dubbi sulla morte della Pozzi nascono dalla decisione di passare i suoi ultimi giorni in Francia e dal fatto che la sua presunta morte è stata mantenuta segreta per due giorni fino a cremazione avvenuta.
Altri sostengono che la Pozzi non aveva motivo di desiderare di cominciare una nuova vita ed era fiera della carriera cinematografica che l’aveva condotta a lavorare in televisione.

In Italia la Pozzi ha avuto una condizione di celebrità simile a quella di Marilyn Monroe, la cui prematura morte a 36 anni fu anch’essa oggetto di intense speculazioni, come anche le dicerie sul sesso e sulle relazioni con uomini potenti.
Forse il suo maggior successo, tuttavia, fu quello di raggiungere la popolarità tanto tra una generazione di donne mature, che la ammiravano per la sua spregiudicatezza, che tra i giovani uomini, che ammiravano la sua pornografia.

La Pozzi fu uno dei corpi più noti in Italia, per via delle sue prestazioni in film hard, e, contemporaneamente, una rispettabile opinionista, che pontificava intelligentemente in televisione sulla libertà sessuale e denunciava la Mafia.
“Era davvero un intellettuale”, dice Maria Olivetti, una nonna di 65 anni di Roma, “e parlava un italiano perfetto”.

La Pozzi iniziò la sua carriera di attrice quando lasciò la scuola nel 1981 interpretando piccoli ruoli; lavorò perfino con il leggendario Federico Fellini per il quale ha interpretato la parte di una modella nel film Ginger e Fred.
La sua svolta porno risale al 1987, quando fu scoperta dal regista porno Riccardo Schicchi. Gli si attribuirono relazioni con alcune delle maggiori celebrità italiane degli anni ’80, inclusi calciatori, attori, intellettuali – e perfino Bettino Craxi, l’ex primo ministro socialista che morì in esilio nel 2000, dopo essere fuggito perché accusato di corruzione.
“Incarnò gli anni ottanta come nessun altro in Italia” ha dichiarato Marco Giusti, autore di una biografia della regina del sesso, pubblicata lo scorso mese. “Ecco perché siamo affascinati da lei. Fu a suo modo un artista, un artista del corpo e della mente”.
Alla Pozzi si è anche attribuito un grande senso per gli affari, avendo lei costruito un impero fatto di hotline del sesso, giochi per adulti e distribuzioni di video, mentre intraprendeva una carriera come politico. Fece una campagna per la legalizzazione delle case chiuse, ma non le riuscì di diventare Sindaco di Roma nel 1993.

Si ammalò l’anno successivo e, secondo Mauro Biuzzi, presidente dell’Associazione Moana Pozzi, “negli ultimi mesi della sua vita cambiò, preparandosi alla morte con importanti pellegrinaggi spirituali”.
Andò in India, ricorda Biuzzi, che fu anche il suo esecutore testamentario, “a contemplare il Taj Mahal, un tempio eretto da un uomo per una cortigiana. Insieme a me ha letto le Confessioni di Sant’Agostino, un uomo che ha anche peccato nella sua vita”.
La Pozzi andò a Lione, in Francia, per morire vicino ad un amico. Andare in Francia gli fu anche utile per sfuggire ai paparazzi che l’avrebbero braccata in patria. Biuzzi, che recentemente ha inaugurato un sito alla sua memoria insieme alla madre della Pozzi, non crede che abbia simulato la sua morte.
“Se è risorta, è risorta prima e non dopo la sua morte”, egli afferma. “Questo è un sogno collettivo. La gente vorrebbe che fosse ancora viva. Ma non è così”.
La Pozzi è morta di cancro al fegato, egli continua. La sua morte, di cui si scrisse che avvenne stringendo un rosario rosa in mano, occupò le prime pagine dei maggiori giornali italiani. Un’omelia, tenuta in seguito dal cardinale Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, in cui elogiò la sua fede religiosa, è stata considerata come una beatificazione virtuale della donna e interpretata da Biuzzi come “essere riusciti a portare la sessualità allo stesso livello di Dio”.
Tuttavia, l’immagine di una moderna Maria Maddalena, secondo Giusti, suo biografo, è del tutto infondata. “Non si è mai pentita di essere stata nel pornobusiness, in nessun senso“ egli dice.

Sulla Pozzi fu anche girato un lungometraggio, Guardami, che è stato attaccato in quanto mostrava troppo sesso esplicito – cosa difficile da evitare in un film su una pornostar.
“E’ un peccato che i critici abbiano valutato soltanto le scene di sesso”, ha scritto un recensore, “perché questo è un film di qualità”. Nessun dubbio che ci sia stato molto di più.



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