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| Diva pubblica - Sorella diva - Interpretazione |
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Un interpretazione antiedipica di "Sorelle d'Italia".
Questo è un altro capitolo della quadratura della Diva, della Moana Moana.
Il tema della natura doppia di Moana (innocenza/perversione, borghese/popolare, maschile/femminile) trova conferma anche nel caso della pornosorella per il quale, trattandosi di rapporti di parentela, non potrà che venirci comoda l'interpretazione in chiave antiedipica (ovvero della rottura di tale rapporto).
Dunque Moana è l'unica sexystar che ha un alter-ego in carne, ossa e sangue: una sorella bionda e bella come lei. A dire il vero, anche Milly D'Abbraccio ha una sorella bella, ma la loro relazione di pubblica abiura è soluzione banale e prevedibile. Come già nei suddetti termini edipici e borghesi si era risolto il precedente caso di Marina Lotar a.k.a. Marina Frajese (Marina Hedman Bellis), moglie del noto giornalista televisivo, che gli impose per legge il cambio del cognome. Eterne tragedie del teatro delle dive, grande soggetto della poesia e della pittura: il peccato originale, da Adamo ed Eva in poi.
Invece Moana come risolve il problema, sul piano dell'immagine pubblica? Esemplarmente, ovvero coglie l'occasione per dare una nuova versione della sua scelta anti-borghese proprio con la figura edipica, dicevamo, dell'incesto.
Ma, al di là della curiosità da rotocalco, che già tanto male ha fatto alle protagoniste di questa storia, noi guardando questa sfinge bifronte ci chiediamo: quale delle due sorelle era il maschio? Quale delle due gemelle era la parte maledetta?
Moana sembra non limitarsi allincesto sororale, per impostare fin da questo periodo, nel 1989, il vero tema del suo rapporto conflittuale col "padre" borghese, che si espliciterà nel film Amami del 1993. Tra le poche certezze di questa nostra ipotesi è che Moana abbia sì messo in scena un incesto nei confronti della sorella ma di segno paterno, trasformando la sorella in figlia, in Baby appunto. Tamiko diventa la figlia minore del Re/Regina del PornoPozzi, viene ritargata porno, rinominata come un file .moana, sembrerebbe proprio per azzerare in lei "il nome del padre", borghese, cattolico e anti-erotico come da manuale.
Chiarissimo è il messaggio di sovrana dominazione della sorella, nel servizio, scultoreo e canoviano anche nel titolo Sorelle d'Italia, che Moana e Tamiko Pozzi realizzano nel 1989, per Playboy di novembre, foto di Roberto Rocchi e Franco Marocco, servizio che non brilla certo per labbandono delle protagoniste a passionali e romantici eccessi erotici.
Un groviglio vertiginoso delle identità, in cui Moana è l'unica che non si perde, onnivora nella misteriosa pulsione che la spingeva a mangiarsi tutti, nella famelica urgenza che spinge le "più belle del reame" a mangiarsi tutto il loro Popolo di nani operosi: volgarità da vera Biancaneve, da vera Ape Regina, da vera Maddalena penitente.
Una Moana stile Impero, ovvero Imperatrice e Papessa, perciò Sorella Diva.
Con buona pace della sorella Tamiko, Moana nella sua vita, affondando il coltello nella sua e nella nostra origine perbene, ha forse voluto mettere in pratica ciò che aveva sentito dire nel film Teorema di Pier Paolo Pasolini, che lei sopra ogni altro regista amava, al personaggio del Cristo, che pure tanto amava: "Ho ucciso mio padre, ho mangiato carne umana e sono felice".
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